LE PAURE NEI BAMBINI: COSA RAPPRESENTANO

E COSA POSSONO FARE I GENITORI

La paura è un’emozione primaria funzionale alla sopravvivenza dell’individuo esposto ad un potenziale pericolo; si tratta di una percezione soggettiva di una minaccia reale o immaginaria che attiva le forze del corpo necessarie alla difesa o alla fuga.

Solitamente è associata a molteplici reazioni fisiche prodotte dal sistema nervoso vegetativo: accelerazione del battito cardiaco e del respiro, contrazioni della muscolatura, sudorazione, modificazioni della circolazione sanguigna.

Nei bambini spesso si possono manifestare anche sintomi somatici come mal di pancia, mal di stomaco o mal di testa e possono scatenare reazioni forti come il pianto. La paura è un’emozione innata e naturale, che fa parte del naturale processo di crescita e può essere provata ed espressa già nei primi mesi di vita. 

Tuttavia le paure possono diventare patologiche se perdurano per molto tempo, se sono particolarmente numerose e intense e se si ripercuotono negativamente sulla vita personale e sociale del bambino. Sarebbe quindi opportuno monitorare attentamente la situazione ed eventualmente rivolgersi ad esperti del settore al fine di aiutare il bambino a ritrovare il proprio benessere psicofisico.

Come dimostrato in letteratura sebbene esistano molteplici differenze individuali, in determinate fasi dell’ età evolutiva è comunque possibile riscontrare alcune paure più frequenti di altre (Puggelli, 2006).

Nei primi mesi di vita la paura principale del neonato è relazionata alla perdita del contatto fisico con i genitori e verso gli 8 mesi il bambino inizia a temere gli estranei. E' quindi da considerarsi normale se un bambino che nei primi mesi era socievole e si lasciava coccolare da tutti verso quest’ età comincia a manifestare disagio e opposizione verso persone a lui poco conosciute.

Con l’inizio della deambulazione verso i 12-18 mesi il bambino inizia ad esplorare il mondo e sperimenta la paura fisiologica della separazione dal caregiver (genitore) e dell’abbandono, che tuttavia viene presto superata entro i 3 anni se è stato creato un attaccamento sicuro con il caregiver  che ha soddisfatto in modo positivo, coerente e contenitivo i bisogni del bambino. 

In questo caso il bambino identifica il genitore come una base sicura. 

Dopo il primo anno quando il bambino distingue bene la differenza tra sé e il mondo le fonti di paura principali sono gli animali (es. i serpenti) e dai 2-3 anni anche il buio, poiché in questa età il bambino inizia a sviluppare bene la concezione del pericolo.

 

PAURA DEL BUIO

 

Si tratta di una paura molto frequente nei bambini di varie età ed è necessario riflettere su come il buio sia relazionato alla notte, un momento in cui il bambino spesso si allontana dai genitori per andare a dormire nella sua cameretta e rimane in un contesto potenzialmente imprevedibile in cui si perde l’orientamento.

Tipica dei 3 anni è anche la paura di fare incubi notturni, quindi tra le minacce del buio e dei i brutti sogni è comprensibile l’eventuale richiesta dei bambini di poter dormire con mamma e papà.

L'età dei 2-3 anni è caratterizzata dalla padronanza del corpo e delle capacità motorie, con lo sviluppo di un conseguente senso di potere manifestato con i frequenti “No!” e “Non voglio!” indirizzati agli adulti di riferimento.

Insieme a ciò in questo periodo avviene anche l’ educazione al controllo degli sfinteri, che dà al bambino un ulteriore senso di potere sul proprio corpo e sulle persone circostanti. 

Il periodo compreso tra i 4 e i 6-7 anni di vita è caratterizzato da paure di diversi tipi, sia relazionati al contesto ambientale (temporali, guerra, medici…) sia ad elementi fantastici (paura dei mostri, delle streghe, dei fantasmi, dei vampiri…).

In questi anni l’immaginazione si amplia notevolmente divenendo una capacità centrale anche grazie al gioco, che rappresenta un’attività essenziale per lo sviluppo cognitivo affettivo e sociale del bambino. 

 

PAURA DELLA MORTE 

 

Con l’età scolare la morte viene concettualizzata diversamente rispetto agli anni precedenti: se fino ai 6 anni essa non rappresenta di per sé la fine di tutto, in questa fase potrebbe evocare sentimenti di angoscia e paura, soprattutto se le figure di riferimento negano l’argomento o non affrontano le domande e le curiosità del bambino su questa tematica a volte dolorosa e spiacevole e se il bambino si sente in colpa o mette il proprio comportamento in relazione alla morte senza parlarne con i genitori. 

Verso i 6-7 anni circa è nuovamente frequente la paura verso gli animali soprattutto verso quelli poco conosciuti, quelli di grossa taglia e gli insetti. In questi anni emergono anche il timore di deludere le figure di riferimento, paure legate alla scuola e si potrebbero intensificare il timore del rifiuto e del ridicolo. 

In questo periodo è da tenere in considerazione anche l’influenza spesso intrusiva dei mezzi di comunicazione (es.la tv) che con rumori, voci, rappresentazioni di morte e violenza possono esporre i bambini a eventi paurosi e destabilizzanti a livello emotivo.

 

IL PENSIERO MAGICO

 

È fondamentale considerare che nei primi 7 anni di vita la modalità di pensiero del bambino è per lo più poco logica e concreta; il pensiero viene definito magico ed è caratterizzato dall’animismo ossia dal conferimento di emozioni, volontà e capacità di pensiero e di movimento anche ad oggetti inanimati. 

Il pensiero magico in relazione alle molteplici paure tipiche di questa fase di sviluppo è importante, poiché permette al bambino di interpretare a suo modo anche eventi complessi della realtà circostante tranquillizzandolo nei suoi timori.

“I bambini credono nella forza della fantasia, credono che con essa si possano fare cose magiche. 

Se la fantasia può dunque creare mostri e banditi, allora può anche combatterli e vincerli” (Rogge, 1998).

 

COSA POSSONO FARE I GENITORI? 

 

In generale le paure espresse non dovrebbero essere ridicolizzate o negate (es. “non c’è niente di cui avere paura!”) poiché il bambino, non sentendosi accolto emotivamente, potrebbe chiudersi nel silenzio alimentando tali paure in modo disfunzionale.

Inoltre alcune paure non dovrebbero essere discusse razionalmente se il bambino è nella fase del pensiero magico, bensì affrontate assecondando in un certo senso la modalità del pensiero usata (es. non dire: “come fai ad avere paura dei mostri fuori dal balcone, i mostri non esistono non devi avere paura!” piuttosto dire: “ti vedo spaventato da questi mostri, dai andiamo assieme a vedere con la torcia, io sono qui con te! Ecco guarda non ci sono mostri, è tutto tranquillo”). 

In modo particolare se sono molto piccoli i bambini non riescono a verbalizzare adeguatamente le loro sensazioni perciò è consigliabile aiutarli ad esprimere le emozioni attraverso vie espressive come il gioco e il disegno. 

Una modalità piuttosto utilizzata è quella di coinvolgere il bambino nella lettura di fiabe e racconti in modo che possa identificarsi nella storia e possa comprendere, e gradualmente anche elaborare, le sue paure assieme all’adulto.

Per farsi coinvolgere da una storia i bambini hanno bisogno di chiarezza, famigliarità e certezza, cosa che si sviluppa solo ascoltando tante volte la stessa storia, in un’atmosfera che trasmetta loro protezione.
Alcuni di loro possono chiedere che il racconto sia narrato solo una volta, poiché riescono a rivivere ed elaborare mentalmente ciò che hanno ascoltato giungendo a una soluzione.

La comprensione, l’incoraggiamento a trovare soluzioni e la vicinanza delle figure di riferimento sono gli aspetti essenziali per aiutare i più piccoli ad affrontare gli eventi ritenuti spaventosi.  

Come ci suggerisce Cohen (2015) i mostri sotto al letto non sono reali, ma la paura del bambino è reale. Il ridicolo è un vicolo cieco, mentre l’empatia è la strada per arrivare a soluzioni creative.